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L’Arcidiocesi di Gaeta lavora alla “catechesi accessibile” con il testo “Custodi di Speranza”

GAETA – La contemporaneità lascia registrare una solitudine incalzante. Social non è sinonimo di socialità; la comunità, qualunque forma essa assuma aggregandosi attorno ad una caratterizzazione, è il risultato di processi sempre più complessi e delicati. Una serie di fattori hanno determinato la contingenza situale e stabilire se si tratti in prevalenza di cause esogene o endogene ad ogni individuo è difficile dal momento che l’elaborazione di input e la restituzione di output è congenita all’uomo.

Nonostante ciò chi vive come prioritaria la necessità di fare comunità, come quella religiosa – nello specifico l’Ufficio Catechistico Diocesano dell’Arcidiocesi di Gaeta – lavora a delle “contromisure” cercando di essere sempre più una vera “comunità che non lascia indietro nessuno”. In questa riflessione divenuta azione, ha trovato spazio una pratica inclusiva importante: la realizzazione di un testo dal titolo “Custodi di Speranza”, un insieme di “Schede in CAA per una catechesi accessibile, con percorsi inclusivi e attenzioni educative per ragazzi e famiglie”. Pagine nelle quali si offre “un cammino di catechesi per tutti in risposta all’ascolto sinodale e al rinnovamento dell’iniziazione cristiana vissuto nella nostra diocesi”.

Come spiega in prefazione l’Arcivescovo Sua Eccellenza Luigi Vari, l’idea è stata quella di dar vita “con gioia” ad un “primo strumento di accompagnamento, segno concreto della maturazione di un sogno condiviso: una catechesi inclusiva, che nasce dall’ascolto profondo del cammino sinodale e dal percorso di discernimento sull’iniziazione cristiana portato avanti dal nostro Consiglio Pastorale Diocesano”.

Una prospettiva confermata anche da Claudio Di Perna, Direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano, che – sempre in prefazione – aggiunge: “queste schede intendono essere una traccia concreta di servizio, un piccolo passo nella direzione di una pastorale capace di includere, che sappia guardare ai bambini, ai ragazzi e alle famiglie con lo sguardo di Gesù: attento, empatico, pieno di fiducia”.

Ecco nascere questo testo, frutto della collaborazione di tanti professionisti tra cui educatori e catechisti, che hanno lavorato alla traduzione dell’essenziale, vale a dire ad una catechesi inclusiva, che non “semplifica” la fede, ma la rende “accessibile” a tutti.

Un traguardo che va celebrato, a prescindere dalla propria propensione d’animo, perché segna un passo avanti nel cambio di prospettiva: al centro la persona, a cui si guarda per il suo potenziale e non per quelli che la società legge come limite.

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