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“Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale”, la chiave di Huntington

Sentir parlare di “scontro” è diventato tistremente abituale. La conflittualità non sconvolge più, anzi guadagna strada nei processi di individuazione/individualizzazione, anche in senso lato. “Ordine mondiale”, invece è una locuzione che, complici anche alcuni programmi televisivi, pare rimandare nell’immediatezza ad arcani disegni universali frutto di volontà massoniche. Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale è più semplicemente, per modo di dire, il titolo del grande successo di Samuel P. Huntington, che fornisce una delle chiavi più lucide all’interpretazione di una contemporaneità che ci sfugge di mano e non solo.

D’altro canto le parole sono quelle di uno dei massimi esperti americani di politica estera. Docente della «Harvard University», direttore del «John T.Olin Insitute fro Strategic Studies», nonché presidente della «Harvard Academy for Internetional and Area Studies» e fondatore/condirettore di «Foregein Policy». Secondo Federico Rampini, «un libro che ha avuto il destino dei veri classici, da Macchiavelli a Marx…».

Huntington propone in maniera chiara ed argomentata la sua lettura, anche prospettica, sugli scenari geopolitici mondiali, che oggi, così come negli anni della stesura del testo, ovvero 1997, interessano enormemente la politica internazionale. Lo fa passando per la corsa agli armamenti, una delle più concrete conseguenze della Guerra Fredda; per lo sviluppo demografico, punto di forza della Civiltà Islamica, di debolezza per quella Occidentale, caratterizzata invece dal fenomeno dell’immigrazione, ovvero emigrazione dai Paesi poveri. Ed ancora non si limita a sfiorare le metamorfosi della democrazia e dei diritti umani, che non accennano a cambiare il volto del Terzo Mondo che rimane ancora ancorato a questa definizione degli anni 60.

Huntington attraverso l’analisi fornisce delle risposte, ciò che più di altro sembra mancare alla nostra umanità, ciò che più di altro mi ha entusismata, affrontando una lettura che davvero aprirebbe gli occhi anche i più disorientati.

La politica mondiale si sta configurando secondo schemi culturali, in un processo identitario particolarmente legato alla «rivincita di Dio», teorizzata da Kepel, per cui la modernizzazione non ha allontanato gli uomini dalla religione, anzi nel disorientamento, che per complesse dinamiche alle volte ha portato con sé, ne ha determinato una “rivincita”. Questa situazione ha fortificato «punti caldi» sullo scacchiere mondiale, che attualmente delinenano una sorta di «linea di faglia» sulle quali si giocano le tragiche tensioni che attualmente viviamo.

In questo scenario multipolare, dove emergono con grande evidenza lo sviluppo demografico dei paesi musulmani e l’ascesa della Cina, come potranno convivere le diverse cività? E quale può essere il ruolo della civiltà occidentale e dei suoi valori?

Attraverso un lucido e informatissimo panorma delle forze che governano la politica mondiale, Samuel P. Huntington offre il migliore degli strumenti per farsi un’idea. La mia è che le Civiltà che abitano la Terra dovrebbero superare il miraggio dell’immortalità, secondo la teoria di Toynbee, e scegliere di riformarsi e rinnovarsi, attraverso, ad esempio, la capacità di interpretare come una risorsa di innovazione l’ immigrazione. Un viatico per superare quel “degrado morale” che pare stia condannando alla peggiore delle sorti l’Occidente.

Credo, anzi, sono convita, che la lettura di Huntington convicerebbe tutti della necessità di osteggiare i comportamenti antisociali; di fronteggiare il decandimento della famiglia nell’accettazione di una sua evoluzione formale, ma non sostanziale; di fermare il declino del capitale sociale e dell’etica di lavoro, cercando di inspessire l’impegno nei confronti della cultura.

Insomma bisogna volerla davvero una società umana, universale perchè umana, legandoci a ciò che ci accomuna e che viaggia meglio attraverso il volto umano della globalizzazione.

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