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“Carpe diem”: la commedia esistenziale della compagnia teatrale “La Matassa”

Signor Lojacono è stato uno sbaglio continuare a fare teatro!. Li avevamo lasciati con un dilemma su come e se continuare a far vivere il teatro, ergo i propri sogni, li ritroviamo con una risposta. Prosegue la saga dei fratelli Capone della compagnia teatrale “La Matassa” che, dopo l’esordio di successo con “Plus Ultra”, lo scorso anno è tornato in scena con una nuova commedia “Carpe Diem”; per poi esordire quest’anno con la terza e ultima parte delle vicende dei Capone con lo spettacolo attualmente in tourneè “Non plus ultra”.

Con “Carpe Diem” i fratelli Capone rimangono nel loro teatro; hanno seguito i loro sogni, sembra abbiano trovato un loro equilibrio, ma con un paio di “battute” la vicenda prende tutt’altra piega: Wanda, la sorella Capone, ha sempre i suoi problemi mentali; Giuseppe Capone la sua solita rabbia e Antonio Capone il suo solito vizio del gioco e debiti a seguito. Debolezze umane che nello stesso calderone fanno esplodere la scena. Il detonatore è quel padre misterioso – Eduardo Capone – che li ha abbandonati ben venticinque anni prima pur continuando ad aleggiare tra il palcoscenico e la platea, oltre che nel loro DNA. Ognuno di loro conserva un tratto di quel padre che non c’è.

Se “Plus Ultra” è una brillante commedia proiettata tutta in avanti, “Carpe Diem” è un racconto all’indietro. Una sorta di flash-back per intenderci che rimane piuttosto velato, ma non nascosto. Se, in quanto allo stile, nel primo spettacolo i balletti rimandavano alla “rivista” e la componente musicale faceva pensare al “musical”, con questo secondo spettacolo siamo in uno rappresentazione di teatro “puro” in due atti.

La strada del testo e della regia è ancora una volta una capacità indiscussa di usare il linguaggio classico imprestato dalla commedia napoletana (i mostri sacri Antonio De Curtis ed Eduardo De Filippo ci sono e si sentono con tantissimi riferimenti: “Totò, Peppino e la malafammena”; “Questi fantasmi”; “Non ti pago”; “Natale in casa Cupiello”) per un messaggio quanto mai attuale e contemporaneo.

Questa volta non è più in discussione la volontà o meno di seguire i propri sogni senza barattarli con un’esistenza più basica; questa volta è papà biologico Capone a porre la questione: vale la pena perdere l’attimo – “Carpe Diem” – per non sfidare la paura del giudizio altrui?

Un vero e proprio colpo di scena che sembra stravolgere l’intento commediante dello spettacolo. Dico sembra perchè il fatto è un altro ed è quello a cui questa compagnia ci ha abituati: “Chi vieta di dire la verità ridendo?” direbbe il poeta latino Orazio (“Ridentem dicere verum: quid vetat?”).

Insomma, in quel di Tufino qui e lì – il paesino in provincia di Napoli in cui è idealmente ambientata la vicenda che si intreccia, questa volta, anche con un po’ di “crime” – le risate sono assicurate da un cast formidabilmente calato nelle rispettive parti, rese al meglio da una potentissima caratterizzazione di ognuno. Un tocco di ricercatezza e bravura lo segna il “rallenty teatrale” usato per enfatizzare un momento di assoluta ilarità.

La colonna sonora è ricercata e puntuale, magistralmente curata dal M° Umberto Scipione.

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