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Roma / “Giornata di Studi Bizantini”, due giorni dedicati alla “Civiltà Bizantina nella manualistica scolastica” all’Università Europea di Roma

ROMA – Tutto pronto per XVIII edizione “Giornata di Studi Bizantini” si terrà il 28-29 Aprile 2026, presso l’Aula Tesi dell‘Università Europea di Roma (Via degli Aldobrandeschi 190). Sottotitolo dell’appuntamento culturale è “La civiltà bizantina nella manualistica scolastica. Spunti interdisciplinari di didattica”.

L’evento prenderà il via, dunque, martedì 28 aprile, a partire dalle 15. I saluti istituzionali sono a cura di P. Pedro Barrajón Muñoz, L.C. Magnifico Rettore, Università Europea di Roma; Luigi Russo, Università Europea di Roma; Niccolò Zorzi, Università degli Studi di Padova – Presidente AISB e Antonio Rigo, Università Ca’ Foscari Venezia. A moderare la prima giornata dei lavori è Salvatore Cosentino, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna.


Luigi Russo introdurrà il contesto in cui si situa il nostro intervento è quello delle nuove indicazioni ministeriali (=NIM) pubblicate nella Gazzetta ufficiale 21 del 27 gennaio 2026, che entreranno in vigore dall’anno scolastico 2026/2027, sostituendo quelle del 2012. Le nuove indicazioni vedono un netto ripensamento dell’insegnamento della Storia, fatto oggetto di numerose critiche da parte delle principali società storiche (si vedano le Osservazioni sull’insegnamento della Storia nei Materiali per il dibattito pubblico relativi alle Nuove indicazioni 2025 per la Scuola dell’infanzia e Primo ciclo di istruzione, del 31 marzo 2025).

In particolare, appare evidente nella formulazione appena approvata la spaccatura tra Oriente ed Occidente, una scansione che presenta non poche criticità che saranno presentate in maniera analitica in sede espositiva, ricostruendo al contempo i passaggi principali del dibattito emersi in seno alla Commissione ministeriale coordinata da Ernesto Galli della Loggia.

A proseguire ci sarà Paolo Cesaretti che illustrerà “i picchi della irradiazione culturale bizantina in Italia. Nel 1964 Agostino Pertusi avvertiva sul contributo di Bisanzio alla cultura europea e soprattutto a quella italiana, considerata privilegiato “spazio di mediazione” culturale poiché è in Italia che il mondo bizantino tocca direttamente il mondo latino. Eppure, nonostante gli studi suoi e di altri, la consapevolezza dell’importanza di Bisanzio per la storia culturale sviluppatasi in varietà di accenti e di mezzi espressivi lungo la penisola e nelle isole in un arco di tempo più che millenario (dall’età tardo antica al Rinascimento) non è divenuta patrimonio comune”.

L’esposizione di Cesaretti ambisce a offrire alcuni elementi di conoscenza e di riflessione in merito al rapporto tra la presenza “fisica” dell’Impero bizantino in Italia (possibile attraverso il controllo dei mari) e la presenza “immateriale” della cultura bizantina (specie grazie a certi vettori sociali), lumeggiando un panorama variegato, lontano da qualsiasi cliché di “immobilità” e “decadenza”.

Sarà poi la volta di Silvia Pedone “per una geografia dell’arte bizantina. Una mappa italiana”. Il bisogno, anche solo pragmatico, di individuare una “identità” storica dell’arte bizantina si è sempre rivelato arduo, anche solo per la vastità e l’eterogeneità dei fenomeni da dominare, mobilitando criteri stilistici, tecnici, politici, religiosi, geografici e persino antropologico-culturali. Sebbene questi sforzi abbiano raramente delineato un insieme coerente e chiaramente distinto, l’idea, o forse l’ideale, di un’arte specificamente bizantina resta comunque necessaria per orientare gli studi e per essere progressivamente aggiornata da questi, così come per potersi inquadrare “convenientemente” nel disegno complessivo della storia dell’arte.

In tal senso, proprio la presenza delle testimonianze artistiche bizantine nel territorio italiano ha posto ancor più nitidamente il tema del confronto, della migrazione, dell’appropriazione, dell’assimilazione, ma anche delle “differenze” e, appunto, delle identità. In che modo, dunque, la questione di un Byzantium abroad ha condizionato la formazione di formule, stereotipi, schematismi che concorrono a formare e rendere “maneggiabile”, nel bene e nel male, la nostra immagine dell’arte bizantina e la possibilità di farne ancora oggetto di studio, dalla scuola all’accademia?.

Prenderà poi la parola Giovanni Gasbarri che illustrerà “Meccanismi di una rimozione: il pregiudizio antibizantino nella cultura dell’Italia unita”. Il pregiudizio antibizantino costituisce uno dei molteplici dispositivi tramite i quali l’Italia unita costruì la propria identità nazionale, selezionando e gerarchizzando il passato con l’obiettivo di forgiare una
narrazione storica lineare incardinata sull’asse ideale Roma-Rinascimento. Questo meccanismo di rimozione agì su fronti diversi: se nella storia dell’arte l’eredità bizantina veniva condannata dal tribunale del classicismo e declassata a parentesi estrinseca, la prolungata presenza politico-amministrativa di Bisanzio nel Mezzogiorno era annoverata tra le cause del percepito ritardo strutturale delle regioni meridionali, mentre nel vocabolario politico il “bizantinismo” si affermava quale sinonimo di paralisi burocratica e opacità procedurale. L’intervento ricostruisce i passaggi attraverso cui tali paradigmi interpretativi presero forma, a partire dai laboratori confessionali della prima età moderna fino alla piena sedimentazione nella cultura italiana postunitaria.


“Le campagne di Giustiniano in Occidente: continuità nella storia mediterranea, non rottura” sarà l’argomento dell’intervento di Giorgio Vespignani. Le campagne giustinianee, vengono considerate dalla manualistica scolastica come un momento di mutamento, se non di rottura con la storia civile romana dell’Italia, dietro l’espressione della volontà da parte di Giustiniano di “restaurazione” della romanitas là dove essa rischiava di soccombere di fronte alla barbaritas germanica, ovvero nei regna vandalico, che comprendeva Africa del Nord, Sardegna e Baleari, e in quello gotico nella penisola italiana e in Sicilia (anni ’30 – ’50 del secolo VI). Qui, più che per altri fattori, si era venuta indebolendo la capacità da parte della amministrazione imperiale di Costantinopoli di controllare completamente i centri portuali strategici lungo le rotte principali – le grandi rotte che collegavano l’Occidente mediterraneo con i porti di Alessandria dell’Egitto, del Crescente Fertile, fino a Costantinopoli, e da qui, attraverso il Mar Nero, verso le steppe della Eurasia, fino all’Oceano Indiano e la Cina – e, di conseguenza, l’andamento dei prezzi: in ultima analisi, l’economia. Il progetto giustinianeo riguardo l’Occidente, volto a riportare l’impero al massimo controllo delle rotte vitali per il suo funzionamento da secoli, rappresenta piuttosto un momento di significativa continuità con quella storia.

Silvia Ronchey si soffermerà poi “Su un ramo d’oro. Bisanzio in due poesie di William Butler Yeats“. Le due poesie bizantine di Yeats (Byzantium e Sailing to Byzantium) sono tanto note quanto incomprese dai lettori profani nel loro ordito di riferimenti filosofici classici (da Platone a Eraclito), cristiani (la figura di Lazzaro), medievali (l’Antapodosis di Liutprando da Cremona) che le rende anche letterariamente, possiamo dire, bizantine. Riconoscere quello che potremmo chiamare il loro apparatus fontium è necessario per capirle pienamente, come dimostra, e contrario, la celebre traduzione di Sailing to Byzantium pubblicata
da Eugenio Montale.

Ed ancora Annick Peters – “Custot – Bisanzio nella scuola secondaria della Francia contemporanea”. Questo contributo mira a offrire una presentazione dell’insegnamento, in Francia, della storia bizantina, di recente introdotto nei programmi di storia, partendo da un quadro determinato da fattori essenziali: l’importanza del Mediterraneo medievale nella storia occidentale, e delle dinamiche di confronto e di connessione in questo spazio particolare; l’adattamento a una global history che implica di uscire dal quadro strettamente francese, per insegnare la storia di imperi di cui la Francia non si considera l’erede storica; ma che implica anche che la storia dell’impero bizantino non sia insegnata per sé, ma in collegamento con quelle del mondo islamico e dell’Occidente; la prevalenza di una visione “laica”, che considera le religioni come produzioni delle società e come fattori di cultura e di civiltà legati a costruzioni politiche largamente imperiali. L’introduzione, anche minima, della storia bizantina nei programmi d’insegnamento in Francia ha conseguenze che verranno brevemente presentate: manualistica, concorsi per il reclutamento degli insegnanti di storia.

Ioannis M. Konstantakos “Bisanzio nella scuola secondaria della Grecia moderna”.
Bisanzio occupa una posizione chiave nell’ideologia nazionale dell’ellenismo moderno, poiché costituisce il collegamento tra la cultura neogreca e l’illustre passato remoto dell’antichità classica. In questo processo di transizione, Bisanzio è considerato il periodo cruciale in cui si è forgiata l’identità del popolo greco moderno. Questi concetti occupano un posto centrale in ogni discussione pubblica su Bisanzio nella Grecia moderna e inevitabilmente si riflettono nel suo utilizzo come materiale didattico nell’istruzione secondaria. Nei manuali scolastici di storia, Bisanzio fa parte della narrazione continua della civiltà greca attraverso i secoli, dall’antichità ai giorni nostri. Nonostante la sua posizione chiave nel discorso pubblico, tuttavia, l’attenzione riservata a Bisanzio nel programma scolastico è piuttosto limitata ed emarginata: la storia bizantina viene insegnata solo per un paio di trimestri nel Ginnasio e nel Liceo, mentre all’antichità e all’ellenismo moderno viene dedicata una quota di tempo ben più ampia.

La letteratura erudita e in lingua alta dell’epoca bizantina è completamente assente dal programma scolastico greco. Alcuni esempi di letteratura vernacolare, dall’epoca bizantina media e tarda, sono inclusi nei manuali scolastici di letteratura greca moderna, ma in pratica vengono raramente insegnati in classe. L’insegnamento della religione (cioè la fede greco-ortodossa) include riferimenti alle radici bizantine della Chiesa ortodossa, in termini di liturgia, teologia e tradizione sacra, ma anche in questo caso solo in modo astratto; non vengono esaminati esempi concreti di innografia bizantina o di scritti dei Padri della Chiesa.

I greci moderni sono molto sensibili riguardo a Bisanzio: lo considerano una parte preziosissima del loro patrimonio, tendono a reagire con veemenza ogni volta che qualcuno mette in discussione la sua ellenicità o la sua rilevanza per l’Europa; eppure, paradossalmente, non hanno mai compiuto uno sforzo coerente per attribuirgli un’importanza analoga nell’istruzione scolare.

La seconda giornata dei lavori, 29 aprile, condotta da Paolo Cesaretti Università degli Studi di Bergamo, apre alle 9, con Luigi D’Amelia che si soffermerà su “Il santo bizantino e l’agiografia: modelli d’uomo e fortuna culturale”. L’intervento, in dialogo critico con le Indicazioni 2025 e il loro impianto tendenzialmente occidentalocentrico, propone il culto dei santi nella civiltà bizantina come osservatorio privilegiato per ripensare le categorie di “Oriente” e “Occidente”. L’agiografia è assunta come categoria discorsiva complessa e trasversale, capace di illuminare dinamiche religiose, culturali, sociali e politiche. A partire dalla tradizione dell’agiografia critica e dagli studi delle Annales, si sottolinea il valore di tali fonti, ancora marginali nella manualistica scolastica, anche come palestra di analisi e interpretazione. Si propone dunque di integrarle nella didattica della tarda antichità e del medioevo, valorizzandone il potenziale laboratoriale. La santità bizantina emerge così come spazio di intersezione e scambio, evidente anche in culti tuttora vivi in diverse regioni d’Italia, in una prospettiva storica e interculturale. Seguirà l’intervento di Roberta Flaminio: “La rappresentazione dei santi tra narrazione e devozione“. Il contributo intende delineare un percorso attraverso l’arte del mondo bizantino, partendo da premesse di carattere metodologico anche in relazione allo spazio dedicato a questo argomento nella manualistica storico artistica, usando come filo conduttore il contesto della santità, che è una delle principali chiavi di lettura della cultura figurativa bizantina. La figura del santo a Bisanzio viene rappresentata attraverso diversi media artistici e diverse tipologie iconografiche, qui esplicitate grazie a una selezione di opere più significative tra gli infiniti esempi che popolano le pareti delle chiese, le pagine dei manoscritti, le icone e i talora lussuosi oggetti di devozione.

Sarà la volta di Alessandra Buccosi con “Il ‘cantiere religioso’ bizantino: conflitti e dialoghi alle origini dell’Europa“. Il contributo presenta la storia religiosa di Bisanzio come un “cantiere”, ossia uno spazio dinamico di elaborazione, nel quale il cristianesimo si configura al tempo stesso come fattore di coesione e di conflitto tra tardoantico e medioevo. Controversie dottrinali, confronto con il mondo latino e rapporti con altre tradizioni religiose sono letti nella loro lunga durata, mostrando come l’identità cristiana si definisca attraverso tensioni e negoziazioni. Verranno illustrati alcuni casi frequentemente semplificati nella manualistica scolastica, la cui complessità consente di mettere in discussione rappresentazioni lineari e
riduttive dei fenomeni religiosi. In questa prospettiva, il “cantiere religioso” si propone come chiave utile anche in ambito didattico per sviluppare negli studenti una maggiore consapevolezza critica della costruzione delle narrazioni storiche, in relazione alle tensioni tra Oriente e Occidente e alle dinamiche di integrazione nello spazio europeo.

Prenderà poi la parola Umberto Roberto con l’intervento dal titolo “La legge: ancora il perno giustinianeo“. L’autorità imperiale si esprime attraverso la legge, che raggiunge ogni angolo dell’impero e viene fatta eseguire dai rappresentanti del potere. Giustiniano utilizza la produzione di leggi non solo come strumento per il funzionamento dell’impero, ma anche come veicolo della sua visione politica, religiosa, culturale. Sovente, le sue leggi esprimono in maniera drastica la portata autoritaria del suo governo. Saranno analizzati alcuni aspetti: la manipolazione della storia e della tradizione culturale nei riferimenti presenti nei testi di legge; le forme rigide di restaurazione del potere imperiale nell’Africa ripresa ai Vandali; il nuovo assetto politico e sociale dell’Italia, secondo quanto si evince da alcuni passi della
Pragmatica Sanctio pro petitione Vigilii.

Seguirà Gioacchino Strano con ” L’eredità della letteratura antica a Bisanzio. Qualche riflessione”. Bisanzio è stata l’artefice della conservazione del patrimonio letterario del mondo greco antico e tardoantico. La cultura ‘classica’ che noi consideriamo come una unità monolitica è ovviamente assai varia, sia perché ha avuto espressione in due lingue principali (il greco e il latino) sia perché ha avuto una durata temporale notevole, con fasi di continuità e discontinuità. Mi piace soprattutto sottolineare che nell’impero romano, poi divenuto cristiano, molte furono le lingue che assursero a dignità letteraria, assieme al greco e al latino, ossia il siriaco, l’armeno, il copto, il georgiano – e l’impero tardo si connotò, in oriente, proprio per l’insorgenza delle lingue letterarie ‘locali’, a fronte del precedente predominio del
greco. Ebbene, un approccio scolastico al mondo antico, per essere efficace, deve fare riflettere gli studenti delle scuole secondarie di II grado sia sulle peculiarità della cultura classica sia sulle forme e i modi della trasmissione dei testi (e della loro ‘fruizione’) nel mondo bizantino, al quale l’Europa (e la cultura mondiale) è fortemente debitrice.

Senza Costantinopoli non c’è Bisanzio?”, sarà invece l’intervento d’approfondimento di Andrea Peribeni. Costantinopoli, la sontuosa capitale dell’impero posta a cavallo di due continenti, sconta il paradosso di non essere stata sempre univocamente intesa, nell’ambito della riflessione storiografica, come il paradigma della cultura e della civiltà bizantina; i secoli trascorsi sotto l’egida turca, con le profonde trasformazioni urbanistiche e monumentali che ne sono conseguite, hanno fatto sì che altre aree di provincia, come la penisola balcanica, siano state avvertite come le autentiche portatrici dell’identità bizantina, per aver saputo mantenere sostanzialmente integre lingua, cultura e confessione religiosa. Ovviamente la progressione degli studi e le nuove scoperte archeologiche hanno consentito di mettere a
fuoco, con sempre maggior ricchezza di dettagli, la straordinaria importanza di quella che, per estensione, popolazione, dimensione internazionale, ricchezza monumentale ed artistica, carisma religioso, fu l’unica città che, nel corso del Medioevo, poté dirsi metropoli.

A chiudere i lavori della mattinata conclusiva della seconda giornata della XVIII edizione “Giornata di Studi Bizantini” sarà Davide Iacono con una riflessione su “Bisanzio nel cinema”. L’intervento prende in esame le rappresentazioni cinematografiche di Bisanzio e del mondo bizantino entro la cornice epistemologica e storiografica del medievalismo, inteso come pratica di costruzione culturale del passato. Muovendo dalle riflessioni di Marc Ferro, il cinema sarà considerato non solo come luogo di rappresentazione, ma come fonte e agente di storia, capace di restituire ideologie, tensioni e immaginari del presente. Tenacemente presente come figura simbolica, Bisanzio emerge sul grande schermo come spazio di proiezione dell’alterità. Attraverso esempi cinematografici e transnazionali, l’intervento metterà in luce alcuni paradigmi ricorrenti: Bisanzio come Oriente interno all’Europa, impero del lusso e della decadenza, potere dispotico e sterile, mondo dell’intrigo e della crudeltà, corpo erotizzato e femminilizzato, alterità ridicolizzata o grottesca, ma anche avversario necessario contro cui l’Occidente, il mondo slavo o quello turco hanno definito e continuano a definire sé stessi.

Alla fine degli interventi in programma è previsto un dibattito, mentre le conclusioni sono a cura del Prof. Francesco Li Pira. La partecipazione all’evento è valida ai fini dell’aggiornamento continuo docenti.

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